Secchione

Buona parte delle persone, oggi, conosce o ha conosciuto in passato il significato del termine “studiare”. Ognuno lo vedeva in vari modi: chi vedeva tale termine come l’equivalente di una visita al dentista, chi ne era indifferente, e chi invece amava lo studio(come il sottoscritto: ma aspettate, questa cosa va spiegata).

Si, lo so: dire che qualcuno possa apprezzare lo studio a molti sembra come dire che qualcuno possa respirare lava incandescente. Ma questo non è affatto vero, ne strano, anzi. E intendo ribadirlo: ANZI. Bisogna fare una distinzione tra “normale”, inteso come una azione che è naturale per una persona (per chi è allergico al cioccolato è normale non mangiarlo, mentre per chi ne va ghiotto non lo è), e “comune”, ossia fatto dalla maggioranza (e quindi influenzato dai cambiamenti sociali, culturali, etnici e scientifici del tempo, nonché religiosi).

Partiamo quindi dal concetto di base, ossia la domanda “perché studiare dovrebbe essere brutto?”

Risposta:… error 404 page not found   (no, non è un errore,                                                                                                          l’immagine che volevo mettere è proprio quella)

Esatto: a mio parere studiare non è affatto brutto, noioso, faticoso, pesante, non distrugge l’intelletto ne riduce la capacità critica delle persone. Non rende la gente stupida e manipolabile, non obbliga ad accettare dogmi scientifici/religiosi/politici o di qualsivoglia genere, non è una perdita di tempo, SE…

E qui scrivo una nota. Definiamo il concetto di “studio”, che ne pensate? vi dico la mia: io considero come “studio” il processo in cui una persona si documenta, si informa, riflette e arriva a comprendere in maniera pressoché completa un determinato argomento, PREVIA MANIFESTAZIONE DI UN INTERESSE DA PARTE DEL SOGGETTO NEI CONFRONTI DI QUEL DETERMINATO ARGOMENTO. In parole povere, se a te interessa la biochimica del metabolismo umano, andrai a studiare quella parte della biochimica in maniera approfondita.

Ovviamente ciò significa che, se vuoi studiare questo argomento, devi conoscere bene anche ciò che ne è venuto prima (come da norma agirebbe una persona curiosa: se leggi “testosterone” e non sai cosè , non arrivi ad avere una comprensione completa dell’argomento finché non approfondisci cosa sono gli steroidi, che sono molecole organiche, che tipo di legami formano, chi li produce e come ecc…), e quindi, seguendo la tua natura di “persona che vuole sapere qualcosa in maniera completa” studi tutto ciò che ti serve, arrivando ad avere una cultura completa sulla chimica organica, se non sulla chimica in generale. Poi potresti essere preso dalla curiosità di approfondire qualcosa che hai studiato solo di sfuggita, entrando magari nel campo della fisica, e poi della biologia. Ed ecco che hai una cultura completa ( o quasi) di tutti i principali ambiti scientifici.

Torniamo dunque al precedente “SE” .

Studiare diventa bello, e non una molletta sulle palle, SE :

  1. Lo studioso permette alla propria curiosità di prevalere sulla pigrizia del “nooooo e adesso cosé sta roba!!!” o peggio del “studiare è stupido, la cultura è pericolosa, meglio “”””””svagarsi”””””” davanti alla TV o sparare stronzate, io ho le mie convinzioni e quelle mi bastano”;
  2. Lo studioso decide in maniera completamente libera (COMPLETAMENTE) di studiare quell’argomento, Senza pressione da parte del padre, della madre, dei figli, del nonno, dell’insegnante, dei nipoti, degli sconosciuti per strada, del datore di lavoro, del cane, dello spazzolino da denti ecc…
  3. Lo studioso accoglie ciò che legge come verità relativa (soprattutto in ambito scientifico), ma anche come possibile. rimane cioè aperto alle varie possibilità e si informa per conoscere la VERITA’ , non la comodità intellettuale, sociale, politica o morale. Se una cosa è vera (vera in senso relativo, ricordate) rinnegarla perché scomoda è illogico: è invece logico approfondirla per il bene della propria vita e del proprio intelletto.

Quindi, come mai oggi cosi tante persone considerano lo studio piacevole come il vaiolo? Ovviamente io mi riferisco alle persone che ho intorno a me, ed esprimo le mie opinioni PERSONALI, ma la domanda rimane. E ve la giro: se avete intorno persone che non simpatizzano per lo studio, spiegatemi secondo voi il perché di questa cosa.

Io posso solo dirvi che, per quanto mi riguarda, un motivo può essere che studiare obbliga (come ho già scritto prima) le persone ad abbandonare le loro idee preconcette, a trapanare la dura roccia fatta di convinzioni senza fondamento messa li dal mondo che li circonda (e che loro stessi mettono nei cervelli di chi incontrano), obbliga la gente a CRESCERE. Si, crescere, una cosa che per alcuni risulta terrificante e che si riflette su una pratica (lo studio) che è un antibiotico alla tranquillità morta e priva di movimento.

Quindi io rispondo che molte persone temono lo studio (inteso in senso lato: intendo infatti l’azione di informarsi e di cercare di capire QUALUNQUE COSA, inclusi noi stessi) perché temono di perdere la tranquillità illusoria che faticosamente hanno costruito.

A voi la parola, se avrete voglia di scrivere.

(P.s. credo che le parole che uno studioso dovrebbe portarsi nel cuore siano: perché, come e cosa. A voi l’utilizzo di queste parole.)

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