l’infinito nel finito

Allora, premetto che questo articolo andrà molto nello specifico. Parlerò infatti di qualcosa che è puramente spirituale, sebbene può essere visto e conosciuto in ogni momento della vita. Andrò molto sull’astratto (tanto per cambiare eh? ), quindi cercate di seguire (non voglio darmi delle arie eh, meglio per voi se ciò che dico vi sembra semplice).

Partiamo da alcuni punti fondamentali (che potete condividere o meno: in questo caso li tratteremo solo come ipotesi): partiamo dal concetto di anima. L’anima, almeno a parer mio, rappresenta la nostra essenza, ciò che noi siamo, ovvero NOI. Noi non abbiamo un anima, noi siamo un anima, e tali rimaniamo in vita e nella morte (e successive reincarnazioni per chi ci crede:tuttavia non dico che ciò non possa essere vero).

Le caratteristiche fondamentali della tua anima, cosi come della mia, sono queste (ripeto, parere mio):

  • esiste al di fuori del tempo (che è legato al mondo esistente e materiale: ne riparlerò più avanti);
  • rappresenta ciò che noi siamo veramente (qualcuno potrebbe dire che è puro amore, ma non ve lo scrivo qui e vi risparmio pipponi mentali);
  • è infinita. 

L’ultimo punto lo spiego qui. Che significa “è infinita” ? Significa che questa, in ogni momento, è NUOVA, e che quindi si trasforma, muore e rinasce in ogni istante, genera ogni secondo centinaia e centinaia di possibili situazioni, ESISTE, e ciò le permette di avere una fortissima influenza sul mondo. Brilla. Genera azioni vere. Genera verità (ve lo avevo detto che sarei stato astratto , ve la siete voluta voi).

Quindi riassumiamo: l’anima è infinita, esiste fuori dal mondo materiale, e soprattutto siamo noi.

Tutto regolare, nessun proble… aspetta un attimo. Quindi noi, un anima (tante anime? la stessa anima in varie forme? alla prossima discussione dai), un’ entità infinita, fuori dal tempo, ci ritroviamo chiuse in un corpo finito, soggetto al tempo, in un mondo finito e soggetto al tempo (notare: parlo di “mondo finito” dal punto di vista spirituale, per intendere che questo non è vivo, è solo un processo di causa-effetto. Non so quindi se l’universo è finito o infinito dal punto di vista spaziale), che cerchiamo di esprimere la nostra infinità con una tavolozza di colori finita.

E’ una cavolo di prigione! Siamo imprigionati per tutta la vita (se non per tutta l’eternità) in un mondo troppo stretto per contenere la nostra infinità. E’ come avere una moto da corsa che può andare a qualsiasi velocità, e trasportarla in giro a mano. E per alcuni è anche doloroso: sapere di non poter essere ciò che si è per intero, perché consapevoli che il mondo non sarà mai abbastanza grande per contenerlo.

CONDANNATI. Obbligati da un gioco che non possiamo cambiare, chiusi in una gabbia senza sbarre, incatenati ad un peso che non sappiamo come toglierci. A questo punto, per essere liberi, non rimarrebbe che la morte (forse. Ma se cosi non fosse, tentar non nuocerà). Il suicidio, per liberarsi dalle catene. Per poter finalmente essere liberi di volare alla velocità che vogliamo.

Sembra finita qui, ma è proprio adesso che comincia il mio discorso. Seguitemi.

Dunque abbiamo un infinito chiuso in un finito, con una uscita possibile, che è la morte. Non sono qui a dire “non suicidatevi perché è brutto”, e non mi interessa se con il vostro suicidio farete soffrire tanta gente. Non mi importa inoltre che qualcuno possa accusarmi di “istigazione al suicidio” , anzi: se dovessi scoprire che il suicidio è davvero una via di uscita, ve lo comunicherei immediatamente (voi nel senso di “mondo”, la gente), e poi mi suiciderei.

Sono qui invece a farvi pensare ad una cosa, o meglio a farvela percepire.

Andiamo al sodo: a mio parere, una entità infinita quale è l’anima non può esprimersi attraverso uno strumento infinito. Sembrerebbe il contrario, è vero, ma lasciatemi finire. Per poter esistere l’anima necessita di uno spazio confinato, in cui introdurre la sua luce sconfinata. Provate ad immaginare, ad esempio, un tavolo di legno infinito: se vi buttate sopra dell’acqua, per quanta ne buttiate, non riuscirete mai a coprire il tavolo. Questo perché l’acqua si distribuirà in maniera omogenea sul tavolo, divenendo uno strato sottile che poi scomparirebbe.

Oppure immaginate di essere una sfera bianca su uno infinito sfondo nero. Voi emettete una luce infinita, che irradia lo spazio intorno a voi. Ma lo spazio è infinito, e perciò non potrà mai essere illuminato. L’oscurità inghiottirà la vostra luce ancora prima che questa possa raggiungere un qualunque punto di quello spazio infinito. Inoltre, non potreste muovervi: non essendoci parametri di riferimento, lo spazio infinito diviene anche “nulla”, ossia voi divenite lo spazio totale (e dunque si crea il paradosso: voi siete lo spazio, ma non potete modificarlo, oppure voi siete inesistenti in uno spazio infinito?), e voi vi ritrovate a non poter fare nulla.

Vi chiedo inoltre di immaginare un’ultima cosa. Partendo dal concetto che noi, in quanto anime, originiamo “cose” (nelle più disparate forme, quali pensieri, oggetti, azioni, emozioni, o anche la semplice esistenza di se in ogni momento, che come ho detto è eternamente nuovo) sempre diverse e mai fatte prima, in un universo infinito TUTTO è già esistente: tutti i pensieri, le azioni, le parole, gli oggetti, le emozioni, perfino noi, con la nostra esistenza ed il nostro continuo divenire, siamo già presenti nel mondo. Dunque, apparteniamo al mondo in quanto oggetti, spettatori, e quindi soggetti “morti”, incapaci di creare (poiché tutto è già stato creato).

E’ quindi evidente (uso questo termine con le pinze: nulla è mai evidente, ne ovvio) che, per poter esistere, l’anima necessita di uno spazio bianco, vuoto. Necessita del nulla, ma di un nulla che sia già “qualcosa”, ossia il nulla.

Mi spiego meglio: l’anima per esistere ha bisogno di uno spazio chiuso da dei limiti, cosi da potersi muovere dentro quei limiti e creare qualcosa di nuovo (compreso uscirne). E cosa c’è di meglio di un mondo materiale, in cui tutto è morto, vuoto, finto, per metterci qualcosa di vero, vivo, pieno fino all’infinito? Infatti possiamo creare tutto, possiamo esistere, possiamo nascere e morire infinite volte, ma solo se esiste un “nulla” su cui farlo. Abbiamo bisogno della nostra controparte finita, noi anime infinite, perché se tutto fosse infinito tutto sarebbe anche (paradossalmente) finito: un infinito che non cresce, perché tutto è già cresciuto. E se tutto fosse finito, non esisterebbe nulla, poiché ogni cosa diverrebbe la conseguenza della precedente, pezzi di un meccanismo senza vita (e quindi morto, finto).

Abbiamo bisogno di un infinito che accolga la nostra infinità, cosi da permetterci di essere infinito. Spero abbiate capito il concetto.

Potete essere ciò che volete, non sottostando ai vostri limiti, ma volando, proprio perché li avete. Potete ESSERE, proprio grazie a ciò che “non è” .

(Scusate i discorsoni da LSD sparata in vena, ma l’argomento è di per se complicato. Spero abbiate capito.)

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6 pensieri su “l’infinito nel finito

  1. Urca…gli argomenti che prediligo. Adesso mi abbono. In effetti il discorso è complesso ma tu hai reso bene i concetti principali e ti faccio merito di non aver mai pronunciato la parola “religione” che neanche io sopporto. Concordo sul fatto che l’anima sia una cosa infinita, racchiusa in questo giro di vita in una coscienza che può essere un castello oppure un monolocale (dipende dalle persone), ma sempre finita è. Poi c’è da spiegarsi il rapporto tra anima e coscienza…vabbè ce ne sarebbe da discutere e confrontarsi ma mi fermo qui. Comunque complimenti!

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    1. ahahahah grazie mille!! si le discussioni si sprecano in materia di anima, e puntano sempre all’ astratto (ovvio, l’anima è già di per se un concetto astratto, nebuloso). la religione (anche al prurale) ne parla molto spesso, ma io preferisco trattare di idee, non di correnti di pensiero. grazie ancora!!!

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  2. L’unica cosa che mi sfugge, è quando hai scritto nel finale “Abbiamo bisogno di un infinito che accolga la nostra infinità”… Se fino a prima dicevi che l’anima aveva bisogno di stare in qualcosa di finito, per potersi esprimere al meglio. Forse ho capito male?

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